Il marketing oggi paga un grosso pegno. Il pegno della manipolazione. Il pegno della seduzione artefatta. Un marketing che ha dopato i bisogni al fine di aumentare i consumi.
Marketing e crescita sono stati per decenni sinonimi. Il marketing è stato, per anni, la scienza della crescita.
La sindrome della crescita obbligatoria ci ha condotto a partorire strategie di marketing aggressive, in cui quel che contava non era tanto la gratificazione nel tempo delle persone, ma la massimizzazione, nel breve periodo, dei risultati di vendita.
Un marketing così fatto ha condotto all’aberrazione.
La nostra società occidentale contemporanea non è più la società dell’accesso, (accesso delle persone a prodotti che prima erano riservati a pochi privilegiati), ma è la società dei limiti: un limite etico, un limite ai consumi, un limite agli sprechi, un limite all’uso delle risorse naturali.
Ecco allora che il marketing deve necessariamente acquisire una nuova valenza/vocazione: creare senso e significati.
Il marketing rispettoso delle persone, del limite e del tempo, è un marketing che dialoga con le persone, che offre un punto di vista e che, soprattutto, non le spinge contro uno scaffale pieno di novità di cui non sentono alcuna necessità.
Il marketing certamente deve aiutare a vendere, ma non tutto, non a tutti. E soprattutto non a tutti i costi.
Il mandato principale non è più l’acquisto, ma, piuttosto, l’adesione al prodotto o al servizio mediante il racconto della tua storia. Il cliente non è detto che compri, (o almeno non compra subito), intanto creiamo una comunanza di intenti, ci poniamo sulla stessa lunghezza d’onda.
Poi può essere pure che decida di comprare, ma questa non deve essere l’ossessione di chi fa marketing.
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