L’elogio all’immobilità

Caos calmo, raccontato da Veronesi, è scarno ed essenziale. Una sorta di elogio all’immobilità.

Pietro Paladini, protagonista e voce narrante, perde improvvisamente la compagna, smette di andare a lavorare e trascorre, in macchina, l’intera giornata nel giardinetto antistante la scuola della figlia Claudia, di dieci anni.

Tutto il romanzo si svolge in un ristretto perimetro alberato. Una terra di nessuno, immune dall’agitazione convulsa della città. Non vive l’angoscia e la desolazione, bensì uno stato di calma surreale, ma nello stesso tempo caotica, perchè quella calma si fa movimento, agitazione, avventura.

La sua fuga dal mondo non è una distanza dagli uomini. Anzi, la distanza gli permette di guardare la realtà da un’ottica straniata, ma obiettiva. E’ proprio quel distacco che gli consente di aprire un canale di comunicazione con gli altri, che necessitano di attenzione, soccorso, compassione.

Dinanzi al suo sguardo volutamente distratto, sfila una folla di persone, ognuno delle quali ha una storia personale da raccontare.

Per non farsi sopraffare, Pietro si sforza di essere un interlocutore distaccato e si trincera dietro una coltre di imperturbabilità, evita di scrutare in profondità i sentimenti umani e si mantiene alla superficie delle cose.

Pietro è un eversivo, un disubbidiente, perchè viola le regole del moto perpetuo di una società allo sbando, il cui unico orizzonte è non perdere tempo.

Ho letto questo romanzo nel 2010, ed è stato il romanzo che mi ha sempre vestito meravigliosamente. Ora più che mai.


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Pubblicato da Luigi Iannoccaro

Copywriter, consulente di marketing strategico, titolare dell'azienda Media Branding, appassionato di lettura e di open source.

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