È diffusa la convinzione che, senza obiettivi ben esplicitati, azioni pianificate e un sapiente utilizzo di tutto l’arsenale di matrici e tool analitici, di volta in volta sviluppati dai teorici, non sia possibile parlare di strategia ma solo di rischiosa navigazione a vista.
Questa convinzione nasce da un insopportabile approccio deterministico: “la strategia deve partire da un’analisi che consenta di individuare il piano d’azione, fatto di iniziative, progetti, KPI e ritorno dell’investimento più efficace per raggiungere gli obiettivi prefissati”.
Personalmente non mi trovo per niente d’accordo su questo approccio così rigido, forzato, di chiaro stampo induttivo. E a sostegno di approcci alternativi, vi presento un illustre personaggio, l’epistemologo e matematico Nassim Nicholas Taleb, autore del bellissimo saggio “Il cigno Nero”
Un libro un po’ contorto, ma da cui viene fuori un approccio molto interessante, per quanto non del tutto inedito.
Il concetto di “cigno nero” è, infatti, una ripresa della filosofia scettica di David Hume, il quale affermava, per smontare l’allora dominante approccio induttivo, che il fatto di aver visto cigni sempre e solo bianchi non dimostra in alcun modo l’impossibilità dell’esistenza dello stesso uccello con piume di un colore diverso.
Taleb definisce il cigno nero come un evento raro, di grande impatto e impossibile da prevedere. Secondo l’autore, molti avvenimenti e grandi scoperte ne subiscono la logica: l’attacco alle Torri Gemelle del 2001, ad esempio, non sarebbe mai avvenuto se fosse stato previsto e, allo stesso modo, lo Tsunami del 2004 avrebbe fatto poche vittime qualora lo si fosse atteso.
Il secondo capitolo del libro ha come sfondo la storia di Evgenija Nikolaevna Krasnova, neuroscienziata franco-russa interessata alla filosofia, che trasforma le sue teorie in storie, scrivendo un romanzo. Nessuno editore sembra interessato, così Evgenija decide di mettere su internet il testo integrale del suo libro. Una piccola casa editrice si offrì di pubblicarlo senza alcuna modifica. Il romanzo di Evgenija divenne un successo mondiale e la casa editrice molto famosa. Ecco due casi di Cigni Neri.
In altri termini, per “cigno nero” si intende quell’evento di portata catastrofica ed imprevisto, che si verifica senza apparenti indizi, rompendo la regolarità degli eventi, basati sul principio di causa-effetto.
Ora, la nostra propensione è quella di spiegare quello che ci accade o ci circonda, sulla base di ciò che è già accaduto, facendo associazioni con esperienze passate e colmando in qualche modo i gap di conoscenza.
Il punto è che, concentrandosi su quello che conosciamo, non è concepibile fare previsioni realistiche, proprio perché le aspettative generate dalle esperienze pregresse non ci danno modo di percepire l’improbabilità di un evento inaspettato.
Chi si poteva aspettare il covid-19? Il mondo intero non se lo aspettava e non era di certo preparato a gestire l’emergenza. Il coronavirus si è imposto comunque nostro malgrado e, in risposta ai divieti di spostamento, alla chiusura delle scuole e delle aziende non appartenenti alle filiere essenziali, alle raccomandazioni di non riunirsi in gruppo e di mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro per limitare la diffusione del virus, molte persone si sono rivolte agli strumenti digitali per riottenere una parvenza di normalità. Al di là delle singole iniziative, è stato indispensabile trasformare digitalmente i luoghi di lavoro, a partire dalle scuole, per essere in grado di continuare ad operare in modo efficace e senza fermare del tutto la nostra società.
Ma la digitalizzazioni delle aziende doveva essere avvenuta già da molto tempo. Va da sé, infatti, che quelle aziende che erano già altamente digitalizzate e che avevano incorporato nella propria cultura aziendale la necessità di implementare tutte le novità in materia di Trasformazione Digitale, sono state quelle in grado di anticipare la concorrenza e affrontare al meglio questo nuovo scenario.
Il cigno nero nasce, allora, dalla nostra incomprensione della probabilità delle sorprese, ma anche per l’illusione della comprensione: ognuno si crede di sapere come stanno le cose; per distorsione retrospettiva: valutiamo le cose solo dopo che sono avvenute; per handicap delle persone autorevoli e colte, che tendono spesso a platonizzare, a confondere la realtà con le proprie idee balorde, forse anche perchè chi non si sporca le mani, la realtà non l’ha mai conosciuta, sebbene abbia conseguito un numero indefinito di lauree.
Che poi, detto tra noi, la vera fregatura è la specializzazione sofisticata. Esistono strade e acquedotti romani che dopo 2000 anni sono ancora integri, ma anche strade e gallerie, ideate e realizzate dai nostri plurilaureati scenziati, che crollano il giorno dell’inagurazione. Più ci specializziamo e più diventiamo coglioni.
Alla prossima!
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Interessante, ottimo, ma un’osservazione. Sul COVID-19 qualcosa di diverso si poteva fare; qualcuno ha parlato di uno studio in vista delle Olimpiadi in Brasile (non ho il link, sorry). E pare (sempre “mi dicono”, senza cit.) che non è un caso isolato.
Ovviamente non sempre si può distinguere dal complottismo e dintorni. Mi viene da ripensare al 9/11, ormai si potrebbe esaminare storicamente.
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Ciao Nino, è sempre un piacere trovare un tuo commento. Portroppo ci sono situazioni che ci sfuggono. Molto spesso a noi non resta che una rielettura degli eventi con il senno di poi.
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Ciao!
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