Il mio bisnonno e l’information Overload

“Chi troppo vuole nulla stringe”, diceva il mio bisnonno dopo aver  tracannato il suo calice di vino da un quarto di litro, subito dopo pranzo.  Operazione che si ripeteva anche dopo cena, con una ritualità che metteva i brividi.

E meno male che mio bisnonno non ha mai saputo niente del fenomeno dell’information overload, del bombardamento di informazioni o di sovraccarico cognitivo, cui siamo esposti ogni giorno.

Chissà come avrebbe reagito e quanto vino avrebbe dovuto bere, poverino.

Già nel 2008, l’università della California calcolava che l’individuo medio è esposto a 34 gigabyte di contenuti ogni giorno, e a un diluvio di oltre centomila parole.

Dato che sarà cresciuto in modo esponenziale nel corso degli ultimi anni.

Ogni giorno vedo un numero indefinito di sponsorizzate su corsi “salva aziende” e libri contenenti “guide definitive”.

Serviranno a qualcosa?

Ne dubito fortemente. La quantità di informazione, di cui la mente è ormai ubriaca, sortisce, come effetto inevitabile, oltre ad un calo generale dell’attenzione, l’incapacità di scegliere e di scegliere in modo giusto.

Non è che non servano i corsi e le guide, è il metodo con cui vengono proposti ad essere sbagliato. Anziché sparare sul mucchio, dovremmo iniziare ad investire soldi e tempo per creare delle comunità di seguaci intorno a dei valori.

Diversamente, di fronte a questo marasma di dati, il nostro cervello va in tilt, non riesce a considerarli e valutarli in tempi utili.

“Chi troppo vuole, nulla stringe”,  diceva il mio povero bisnonno… e non si sbagliava affatto.

Alla prossima!


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Pubblicato da Luigi Iannoccaro

Copywriter, consulente di marketing strategico, titolare dell'azienda Media Branding, appassionato di lettura e di open source.

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