Quando cerchiamo qualcosa su Google, e ci accontentiamo dei primi risultati, in realtà lasciamo che sia un algoritmo a decidere quali sono le informazioni a cui dobbiamo attingere.
E se decidiamo di comprare una motosega online, o cerchiamo su internet cosa vedere stasera in TV, o vogliamo trovare una notizia sui social scrivendo l’hastag? Bene, in tutti questi casi l’algoritmo ci dirà quale motosega comprare e da chi comprarla, cosa guardare in tv stasera e su quale canale, e su quale giornale leggere una determinata notizia.
Ma non è finita mica qui. Basta fare una qualsiasi ricerca su un argomento per ritrovarci pochi istanti dopo inserzioni mirate su quello che abbiamo cercato su un altro sito web.
Volevi informazioni su una vacanza in Cile? Ecco comparire in un banner i voli più convenienti per Santiago del Chile.
Quando raccogliamo informazioni su un determinato prodotto, leggiamo le notizie, acquistiamo un paio di “tappine” online (mi piace scrivere “tappine”), i siti che visitiamo ci conoscono meglio di nostra madre, sanno benissimo chi siamo, ci riconoscono al nostro ritorno, si ricordano dei nostri gusti e delle nostre preferenze. Loro sanno tutto di noi.
Noi, invece, non sappiamo quasi nulla di loro.
Viviamo in un mondo dominato dagli algoritmi, e gli algoritmi regolano oramai, spesso anche a nostra insaputa, le nostre azioni quotidiane.
La mattina il mio smartphone mi dice quanto tempo impiegherò per raggiungere il negozio dove vado a comprare il pane e, quando devo andare a Cosenza, mi suggerisce di partire prima in caso di traffico, consigliandomi anche percorsi alternativi.
In qualche altra occasione, il telefonino sembra sapere molte altre cose di me, tanto da suggerirmi qualche evento a cui potrei essere sinceramente interessato, come ad esempio il risultato della partita di calcio della mia squadra di calcio, oppure la visita dei luoghi più fotografati nelle vicinanze del luogo in cui mi trovo.
Amazon o Netflix mi suggeriscono libri, film o altri oggetti che potrebbero piacermi, e molto spesso conoscono i miei gusti molto meglio dei vecchi amici.
A questo punto, sento la voce del mio bisnonno dire a mia nonna, cioè alla figlia, “se continuiamo di questo passo, chissà dove andremo a finire…”
Alla Prossima!
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