E se considerassimo il nostro lavoro come una vocazione?

In realtà, possiamo osservare il nostro lavoro da diverse prospettive.

Anzitutto, come mezzo di sostentamento. In questo caso, il lavoro diventa un modo per guadagnare denaro e provvedere alle proprie necessità.

Il mio grado di soddisfazione sarebbe determinato principalmente dalla “bontà ” dello stipendio.

Un’altra prospettiva sarebbe quella della carriera. In tal caso, il lavoro sarebbe visto come opportunità per avanzare professionalmente, acquisire nuove competenze e raggiungere il successo.

La motivazione principale sarebbe la crescita personale e il raggiungimento di obiettivi ambiziosi.

Poi ci sarebbe la prospettiva della vocazione. Da questo punto di vista, il lavoro sarebbe qualcosa di piú di un semplice mezzo di sostentamento o di una carriera.

Sarebbe un’attività che darebbe senso alla propria vita, permetterebbe di esprimere il proprio talento e di #contribuire a qualcosa di piú grande.

Ovviamente, quando parlo di vocazione, non intendo una chiamata divina, ma il fatto che il tuo lavoro ti si addica perfettamente o che sia parte di te stesso.

O, ancora meglio, che non riusciresti a fare così bene nulla di diverso.

Questo succede quando sei entusiasta di quello che fai e non vedi l’ora di andare al lavoro ogni giorno (ok, qualche giorno di luna storta conferma la regola, eh).

Quando ti immergi completamente nel tuo lavoro e perdi la cognizione del tempo.

Quando sei sempre alla ricerca di nuovi modi per #migliorare le tue capacità e le tue conoscenze.

Quando, nonostante le sfide e gli ostacoli, continui a perseverare nel tuo lavoro.

Quando trovi gioia nel fare il tuo lavoro, indipendentemente dalle ricompense materiali.

Alla prossima!

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Pubblicato da Luigi Iannoccaro

Copywriter, consulente di marketing strategico, titolare dell'azienda Media Branding, appassionato di lettura e di open source.

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