In realtà, possiamo osservare il nostro lavoro da diverse prospettive.
Anzitutto, come mezzo di sostentamento. In questo caso, il lavoro diventa un modo per guadagnare denaro e provvedere alle proprie necessità.
Il mio grado di soddisfazione sarebbe determinato principalmente dalla “bontà ” dello stipendio.
Un’altra prospettiva sarebbe quella della carriera. In tal caso, il lavoro sarebbe visto come opportunità per avanzare professionalmente, acquisire nuove competenze e raggiungere il successo.
La motivazione principale sarebbe la crescita personale e il raggiungimento di obiettivi ambiziosi.
Poi ci sarebbe la prospettiva della vocazione. Da questo punto di vista, il lavoro sarebbe qualcosa di piú di un semplice mezzo di sostentamento o di una carriera.
Sarebbe un’attività che darebbe senso alla propria vita, permetterebbe di esprimere il proprio talento e di #contribuire a qualcosa di piú grande.
Ovviamente, quando parlo di vocazione, non intendo una chiamata divina, ma il fatto che il tuo lavoro ti si addica perfettamente o che sia parte di te stesso.
O, ancora meglio, che non riusciresti a fare così bene nulla di diverso.

Questo succede quando sei entusiasta di quello che fai e non vedi l’ora di andare al lavoro ogni giorno (ok, qualche giorno di luna storta conferma la regola, eh).
Quando ti immergi completamente nel tuo lavoro e perdi la cognizione del tempo.
Quando sei sempre alla ricerca di nuovi modi per #migliorare le tue capacità e le tue conoscenze.
Quando, nonostante le sfide e gli ostacoli, continui a perseverare nel tuo lavoro.
Quando trovi gioia nel fare il tuo lavoro, indipendentemente dalle ricompense materiali.
Alla prossima!
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