L’avverbio è un “personaggio” un po’ particolare, che spesso si nasconde tra le righe, pronto a fare il suo piccolo, ma a volte fastidioso, baccano.
Molte persone, forse inconsapevoli del suo potenziale, lo utilizzano con noncuranza, quasi per pigrizia.
Invece di trovare un modo più elegante e creativo per esprimere un’idea, si limitano a un semplice “velocemente”, “prontemente”, “lentamente”, dolcemente…
Sia chiaro, gli avverbi – specie quelli con il suffisso “-mente”- appesantiscono la frase, la rendono ridondante e priva di originalità.
La vera bravura di un copywriter sta proprio nel saper scegliere le parole con cura, come un gioielliere sceglie le perle per i suoi gioielli.
Ogni vocabolo deve avere un suo preciso significato, deve evocare immagini, suscitare emozioni.
Pensiamo all’esempio “Michele camminò lentamente verso casa“.
Una frase grammaticalmente corretta, certo, ma banale e priva di mordente.
Sostituendo “lentamente” con il verbo più espressivo “si trascinò“, la frase si trasforma completamente: diventa dinamica, coinvolgente, ci fa immaginare Michele che si trascina verso casa con le poche forze rimaste e, nonostante tutto, è determinato a raggiungerla.
Ancora, invece di “parlò dolcemente con il bambino“, prova con questa “sussurrò al bambino parole di conforto e rassicurazione“.
Tutta un’altra musica.
Eliminare gli avverbi inutili non significa solo migliorare la scorrevolezza del testo, ma anche renderlo più “pulito”, “leggero”, “preciso”, “più espressivo”.
È come se eliminassimo le erbacce da un giardino, permettendo ai fiori di sbocciare in tutto il loro splendore.
Certo, non è sempre facile individuare gli avverbi superflui. Ci vuole pazienza, attenzione e un occhio critico. Ma il risultato finale ripaga di ogni sforzo.
Un testo revisionato con cura, sgombro da inutili ridondanze, sarà più piacevole da leggere, più incisivo e più capace di lasciare il segno nel lettore.
Invece di “corse disperatamente verso l’ospedale“, preferisco “si precipitò verso l’ospedale, spinto dalla paura e dall’angoscia.”
Invece di “urlò rabbiosamente contro di lui“, preferisco “tuonò contro di lui con parole cariche di rabbia e risentimento.”
Invece di “aspettò pazientemente il suo turno” preferisco “trascorse il tempo osservando gli altri con impazienza, desiderando che il suo turno arrivasse presto.”
Invece di “lavorò instancabilmente per raggiungere il suo obiettivo“, preferisco “non si risparmiò, lavorando giorno e notte per realizzare il suo sogno.”
E se siete politici, evitate gli avverbi come la peste nei vostri comizi! Chi ha detto “qualunquemente?‘”
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