D. Signor Marx, si presenti ai lettori del blog Marketing di Carta.
Mi chiamo Karl e sono nato il 15 maggio del 1818 a Treviri, una città bellissima attraversata da un grande fiume, la Mosella. Abbiamo anche grandi vigneti da quelle parti. E io stesso di vino ne ho bevuto tantissimo nella mia vita. Mio padre fa l’avvocato e cita a memoria Voltaire e Rousseau. Mia madre, invece, è casalinga.
D. Mi parli dei suoi studi.
Ho frequentato il liceo nella mia città, poi mi sono trasferito a Bonn, dove mi sono iscritto alla facoltà di giurisprudenza.
D. È stato uno studente diligente?
Ma no, in quegli anni mi diedi alla vita godereccia e bohémienne. Pensa, fui anche condannato per ubriachezza e schiamazzi notturni, e trascorsi finanche un giorno in prigione. Ricordo che papà, quella volta, si incavolò come una belva. E fu allora che prese la terribile decisione…
D. Quale decisione?
Niente, mi fece continuare gli studi a Berlino. Lì mica potevo fare il galletto… Del resto chi può fare il galletto a Berlino?
D. È riuscito a laurearsi in giurisprudenza?
Purtroppo no. A Berlino mi appassionai alla filosofia e quindi cambiai facoltà.
D. Ma almeno in filosofia…
Sì certo! Mi sono laureato all’Università di Jena nel 1841 con la tesi sulla differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro.
D. Si dice in giro che lei è un romanticone…
Dai, così mi fai arrossire!
D. Mi parli di sua moglie.
Mia moglie si chiama Jenny von Westphalen. L’ho conosciuta a Treviri nell’estate del 1836. Era bellissima. Fu colpo di fulmine. Ci sposammo in chiesa nel 1843. Abbiamo avuto ben sette figli. Ti svelo un segreto, Jenny è una nobildonna. Suo padre, infatti, è un barone…
D. Insomma, lei è figlio di un avvocato, sua moglie è una nobildonna… Prima o poi mi dovrà spiegare perché è diventato comunista!! Senta un po’, è vero che durante il soggiorno berlinese ha scritto tre libri?
Sì, il “Libro dei canti” e due “Libri dell’amore”. Si tratta di raccolte di poesie che ho dedicato a Jenny…
D. Lo dicevo io che lei è un romanticone…
Dai, finiscila, che mi vergogno…
D. Cosa ne ha fatto della laurea in filosofia?
Lo vuoi proprio sapere? Bene. A Berlino, durante gli anni di università, frequentai il Docktorclub, un circolo di giovani intellettuali hegeliani. Qui conobbi il teologo Bruno Bauer. Bruno divenne un mio grande amico. Ti svelo un altro segreto, ma non dirlo a nessuno eh… Grazie a Bruno diventai docente presso la prestigiosa Università di Bonn…
D. Pure la raccomandazione… ma lei ha fatto mai qualcosa di sinistra nella sua vita?
Non iniziamo a offendere… certo che sì! E poi la mia esperienza di docente si è conclusa subito… Sì, perché Bruno era un rivoluzionario e fu espulso dall’università. E dovetti lasciare pure io… senza l’appoggio di Bruno…
D. Ora discutiamo un po’ del suo pensiero. Le faccio una sola raccomandazione, parli in modo chiaro e semplice. Ah un’altra cosa, ma lei è marxista?
Perché, Gesù Cristo era cristiano? Evidentemente no. Come Gesù non era un cristiano, allo stesso modo io non sono un marxista. Chiaro?
D. Non volevo urtare la sua sensibilità. La mia era solo curiosità. Ma se non accetta la definizione di marxista, di sicuro non le dispiace quella di filosofo…
Sì, sono un filosofo, ma anche un economista, storico e sociologo.
D. Bene. Chi è per lei il filosofo? O meglio, qual è il compito del filosofo?
Per me il compito del filosofo è quello di interpretare il mondo.
D. Ah, non creare sistemi di pensieri, ma interpretare il mondo…
Sì, ma interpretare il mondo non basta. Bisogna anche cambiarlo!
D. Ecco perché lei non è solo filosofo, ma anche economista, storico, sociologo…
Diciamo di sì.
D. Ma perché si dice in giro che lei è un materialista storico? Cosa intende con questa espressione?
Ma ti rendi conto cosa mi stai chiedendo? Per rispondere a questa domanda dovrei fare tutta una serie di precisazioni…
D. E le faccia… sinteticamente, ovvio!
Per me sono i rapporti materiali a determinare il nostro pensiero… Forse dovrei citare Hegel…
D. E lo citi! Non si faccia problemi…
Hegel risolve l’evoluzione storica, il progredire della storia parlando di una tensione tra opposti. Dallo scontro tra una tesi e un’antitesi si arriva necessariamente a una sintesi, che diventa una nuova tesi cui vi si oppone una nuova antitesi per arrivare a una nuova sintesi. Hai presente la spirale? Ad ogni scontro tra tesi ed antitesi si sale di livello. Ogni nuova sintesi si pone ad un livello superiore, su un gradino più alto. Ci siamo fin qui?
D. Pare di sì… che poi anche il suo pensiero si sviluppa secondo questa metodologia…
In parte. È la forza che spinge questo processo ad essere diversa… Mentre per Hegel il carburante che alimenta il processo è rappresentato dal pensiero, dallo spirito del mondo, per me è qualcosa di diverso…
D. Vuole dire che la molla dello sviluppo storico è diversa…
Sì, proprio così. Sono i rapporti materiali (economici) nella società a muovere la storia, ecco. E non lo spirito, come voleva intendere Hegel…
D. Mi scusi Karl, il discorso fila, ma che me ne faccio? Ancora non ho colto il risvolto pratico del suo dire…
Insomma, non è lo spirito a determinare i mutamenti materiali, ma l’esatto contrario.
D. Posso fingere di aver capito?
Ti confesso che alcune volte neanche io so quello che dico. Non dirlo a nessuno eh!
D. Andiamo avanti…
Questi rapporti materiali costituiscono la struttura della società; mentre il modo di pensare, la religione, l’arte, la filosofia, la morale e compagnia bella ne sono la sovrastruttura.
D. Insomma, struttura e sovrastruttura. Si offende se le dico che è pesante?
Nel senso che sono grosso?
D. No, le avevo chiesto di essere il più chiaro possibile e di parlare semplice semplice… Dai, non mi faccia fare brutta figura…
Allora potrei dire che sono anche un materialista dialettico…
D. Ora tutto è più chiaro… Dai, ci faccia capire, per favore! Sia più rivoluzionario!!
E va bene!!! Tutta la storia è storia di lotta di classe. Una lotta dura il cui scopo è quello di decidere chi possiederà i mezzi di produzione. E sarà la classe dominante a dire ciò che è giusto e sbagliato. Capisci ora? Chi possiede i mezzi di produzione, e fino a quando li possiederà, è padrone del mondo.
D. Ma chi possiede i mezzi di produzione mica è fesso che li molla…
E secondo te a cosa servono le rivoluzioni?
D. Mi sta dicendo che la struttura della società è una lotta di classe e che la sovrastruttura altro non è che il modo in cui vede il mondo la classe dominante?
Sì e no. Ti sto dicendo che chi possiede i mezzi di produzione imporrà il suo modo di vedere le cose a chi tali mezzi non possiede. Ti sto dicendo che chi possiede i mezzi di produzione avrà in mano la stampa, i telegiornali… ed imporrà la sua versione dei fatti…
D. Signor Marx, sa qual è il problema della sua teoria? È che una volta che il proletariato prende il potere, non lo molla più e andiamo a sostituire un vecchio padrone con un nuovo padrone.
Capisco il tuo scetticismo. La storia ha mostrato che alcune rivoluzioni hanno portato a nuove forme di oppressione. Tuttavia, il mio obiettivo non è semplicemente sostituire una classe dominante con un’altra, ma eliminare completamente le classi. Nella società comunista, i mezzi di produzione sono collettivi, e quindi non c’è più una classe che detiene il potere sugli altri.
D. Ma come si evita che un nuovo gruppo prenda il controllo e diventi oppressivo? Sa che le dico? Lasciamo perdere, che su questo punto ha combinato solo casini… Cambiamo argomento. Che suggerimento daresti a un marketer?
Direi di non sottovalutare mai il potere delle condizioni materiali. Comprendere i bisogni reali delle persone, le loro condizioni di vita, e come queste influenzano i loro desideri e comportamenti, è fondamentale. Un buon marketer dovrebbe mirare non solo a vendere prodotti, ma a creare valore reale per le persone, rispondendo ai loro bisogni concreti piuttosto che creare falsi bisogni.
D. Quindi, secondo lei, il marketing è negativo per la società?
Non necessariamente. Il marketing può essere usato per buone cause, come promuovere prodotti sostenibili o educare il pubblico su questioni importanti. Tuttavia, spesso viene utilizzato per manipolare le persone e indurle a comprare cose di cui non hanno realmente bisogno, rafforzando così le strutture di potere esistenti. Un marketer consapevole dovrebbe cercare di usare le proprie competenze in modo etico.
D. Lei pensa che i marketer abbiano una responsabilità sociale?
Assolutamente sì. Ogni professione ha una responsabilità sociale. I marketer, avendo un’influenza significativa sul comportamento delle persone, devono essere particolarmente attenti a come esercitano questo potere. Devono considerare l’impatto delle loro azioni non solo sull’economia, ma anche sulla società e sull’ambiente.
D. Cosa pensa dell’uso della pubblicità per creare bisogni?
Penso che sia una delle forme più subdole di controllo. Creare bisogni artificiali serve solo a mantenere le persone insoddisfatte e costantemente alla ricerca di qualcosa che in realtà non hanno bisogno. Questo perpetua un ciclo di consumo che beneficia solo chi possiede i mezzi di produzione.
D. Ha un messaggio finale per i nostri lettori, specialmente per quelli che lavorano nel marketing?
Sì, ricordate che il vostro lavoro ha un impatto significativo sul mondo. Usate la vostra creatività e le vostre competenze per promuovere un cambiamento positivo, per migliorare la vita delle persone e non solo per aumentare i profitti. In un mondo sempre più interconnesso, la responsabilità di ciascuno di voi è più grande che mai.
La ringrazio Karl per l’intervista. A risentirci.
E con voi… alla prossima! 🙂
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