Una teoria rivoluzionaria sull’inizio della civiltà

Immagina di poter risalire alle origini della civiltà umana.

Cosa ti aspetteresti di trovare?

Grandi monumenti?

O le prime tracce di scrittura?

E se ti dicessi che la risposta potrebbe trovarsi in un singolo osso, sepolto migliaia di anni fa?

Oggi voglio condividere con te un aneddoto attribuito alla celebre antropologa Margaret Mead.

Anche se non posso garantire l’autenticità di questa storia, credo che offra una prospettiva sorprendente sulla nascita della civiltà.

Si narra che una classe di liceo, vivace e curiosa, abbia avuto la fortuna di incontrare una delle menti più brillanti del XX secolo.

Quando uno studente le chiesi sull’origine della cività… la sua risposta sorprese tutti.

Non furono le grandi piramidi, né la scoperta della ruota, del fuoco o l’invenzione della scrittura a segnare l’alba della civiltà.

Secondo l’antropologa, la prova definitiva si nasconde in una tomba preistorica.

“Il segno certo dell’inizio della civiltà,” spiegò Mead, “è uno scheletro con un femore rotto e risaldato.”

Questa affermazione, apparentemente semplice, racchiude un universo di significati.

In natura, un animale con un arto spezzato è condannato: diventa preda facile, incapace di sopravvivere alla notte.

Ma un essere umano con un femore guarito racconta una storia completamente diversa.

Qualcuno si è preso cura di lui, lo ha protetto dai pericoli per mesi, nonostante non potesse contribuire alla sopravvivenza del gruppo.

La civiltà, ci insegna Mead, non nasce dalla conquista o dalla tecnologia, ma dal prendersi cura gli uni degli altri.

Questa definizione di civiltà è tanto potente quanto sfuggente, abituati a misurare il progresso in termini di PIL, grattacieli e avanzamenti tecnologici.

Alla prossima! 🙂


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Pubblicato da Luigi Iannoccaro

Copywriter, consulente di marketing strategico, titolare dell'azienda Media Branding, appassionato di lettura e di open source.

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