Quando eravamo bambini, la domenica mattina presto andavamo dai nonni, in campagna.
Nei mesi invernali, quando faceva molto freddo, noi nipoti ci sedevamo attorno al fuoco scoppiettante del camino.
E il mio bisnonno, con la pipa tra le labbra e gli occhi pieni di umanità, ci raccontava storie di quando, ragazzo, era stato arruolato per andare in guerra.
Le sue parole catturavano l’attenzione di tutti, per ore.
Questa scena, scolpita bene nella mia memoria, penso rappresenti l’essenza del potere delle storie.
Fin dai tempi più remoti, le storie sono state il nostro modo di dare senso al mondo.
Prima ancora della scrittura, tramandavano conoscenze vitali da una generazione all’altra. I miti, poi, spiegavano l’inspiegabile, calmando le nostre paure dell’ignoto.
Ma le storie fanno molto di più.
Ci permettono di vivere mille vite, di sentire con il cuore di altri.
Il filosofo Umberto Galimberti sostiene che è proprio attraverso racconti, poesie e romanzi che impariamo a riconoscere e comprendere le infinite sfumature delle emozioni umane.
E’ nelle storie che possiamo sapere cos’è l’amore, l’odio, il suicidio, la passione, la noia.
Se questa conoscenza emotiva non avviene, le persone soffrono e non sapranno mai di che cosa.
Non conoscendo l’origine del dolore, di conseguenza non sanno neanche come affrontarlo.
Pensateci, quando vi immergete in un buon libro o in un film coinvolgente, non vi sentite trasportati in un altro mondo?
Non imparate qualcosa di nuovo su voi stessi e sugli altri?
Le storie non sono un semplice passatempo.
Ci insegnano l’empatia, ci aiutano a elaborare esperienze complesse e ci connettono gli uni agli altri in modi profondi.
La prossima volta che ti troverai a raccontare o ascoltare una storia, ricordati che stai partecipando a un rituale antico quanto l’umanità.
Un rituale che ci ha plasmati come specie e continua a definire chi siamo.
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