Quando penso a Socrate, inevitabilmente immagino lunghe e interessanti discussioni sotto il sole ateniese.
Era un provocatore nato, un maestro dell’ironia e un vero e proprio rompicapo per i suoi contemporanei.
Ma dietro al pensatore acuto si celava anche un marito e un padre.
Sposato con la celebre Santippe, donna dal carattere tutt’altro che docile, Socrate ebbe tre figli: Lamprocle, Sofronisco e Menesseno.
Quando si sposarono, Socrate aveva 55 anni e Santippe 25.
La fama di Santippe lo precedeva: una donna scontrosa e litigiosa. Eppure Socrate, con la sua proverbiale saggezza, sosteneva che vivere con lei lo avesse reso capace di adattarsi a qualsiasi altra persona.
Un altro aspetto di Socrate, tenuto nascosto dai libri scolastici, è che fu un bevitore leggendario. La sua capacità di tollerare l’alcol era talmente elevata che, mentre i suoi commensali giacevano ubriachi, lui sembrava in perfetta forma.
Quando qualcuno gli riferiva un pettegolezzo, Socrate era solito sottoporlo a tre prove:
È vero? Prima di diffondere una notizia, era fondamentale accertarsi della sua veridicità.
È buono? Anche se vera, una notizia poteva essere dannosa o inutile.
È necessario? Infine, Socrate si chiedeva se diffondere quella notizia fosse davvero indispensabile.
Solo se una notizia superava queste tre prove, Socrate la considerava degna di essere diffusa.
Lui non impartiva lezioni, non elencava verità assolute.
Al contrario, attraverso una serie di domande acute e provocatorie, stimolava i suoi interlocutori a riflettere profondamente e a scoprire da soli la verità.
Era un po’ come guidare qualcuno attraverso un labirinto mentale, fino a fargli trovare l’uscita da solo.
Finì per essere accusato di empietà e di corruzione dei giovani.
Fu processato e condannato a morte.
Pur avendo la possibilità di fuggire, scelse di affrontare la morte con serenità, dimostrando coerenza tra le sue parole e le sue azioni.
La decisione di Socrate di non lasciare alcuno scritto fu una scelta consapevole e controcorrente rispetto ai suoi contemporanei.
Mentre molti filosofi dell’epoca si dedicavano a redigere trattati e opere, lui preferiva la viva discussione, il confronto diretto con le persone.
Voleva che la filosofia fosse un’esperienza concreta, legata alla vita quotidiana.
Le piazze e le strade erano il luogo ideale per incontrare persone di ogni ceto sociale e discutere di temi universali.
Un aspetto poco noto della vita di Socrate era il suo servizio militare. Partecipò a tre campagne militari durante la Guerra del Peloponneso, distinguendosi per il suo coraggio e la sua resistenza.
Durante la battaglia di Potidea, salvò la vita del giovane Alcibiade, un gesto che consolidò la loro amicizia e influenzò profondamente entrambi.
Nonostante la sua fama di pensatore, Socrate era anche noto per la sua forza fisica e la sua resistenza. Si dice che potesse rimanere immobile per ore, immerso nei suoi pensieri, incurante del freddo o del caldo.
Durante una spedizione militare, stupì i suoi compagni rimanendo in piedi per un’intera notte, contemplando un problema filosofico.
Un altro aspetto poco conosciuto di Socrate era il suo interesse per la danza. Credeva che la danza fosse un’espressione dell’armonia tra corpo e mente, e la praticava regolarmente, nonostante le critiche dei suoi contemporanei che la consideravano un’attività frivola per un filosofo.
Socrate aveva anche un lato mistico. Affermava di essere guidato da un “daimon“, una sorta di voce interiore divina che lo consigliava su cosa non fare. Questo aspetto del suo pensiero sfida l’immagine comune di Socrate come puro razionalista e aggiunge una dimensione spirituale alla sua filosofia.
La sua relazione con i sofisti era più complessa di quanto spesso si pensi. Pur criticando molti dei loro insegnamenti, Socrate condivideva con loro l’interesse per la retorica e l’arte del discorso. Si dice che frequentasse regolarmente le loro lezioni, non per imparare, ma per mettere alla prova le loro teorie con le sue domande incalzanti.
Infine, un aspetto spesso trascurato di Socrate era il suo senso dell’umorismo. Le sue battute e il suo spirito ironico non erano solo strumenti retorici, ma riflettevano una genuina gioia di vivere e una capacità di ridere di sé stesso. Si racconta che anche di fronte alla morte, mantenesse il suo spirito giocoso, scherzando con i suoi amici e guardiani fino all’ultimo momento.
Questi aspetti meno noti della vita di Socrate ci mostrano un uomo complesso e sfaccettato, che andava ben oltre l’immagine stereotipata del filosofo austero e distaccato.

La sua vita era un esempio vivente della sua filosofia: un’esplorazione costante, curiosa e gioiosa dell’esistenza umana in tutte le sue forme.
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