Copywriting: c’è vita oltre le formule.

Ci imbattiamo spesso in un’idea di copywriting fatta di formule quasi magiche per “convertire”, tecniche che spingono sull’urgenza e la promessa martellante di risultati immediati. Il tono è a volte quello del “guru” sicuro di sé, che sembra trattare la scrittura come un insieme di trucchi psicologici per spingere all’acquisto, quasi dimenticando le persone reali a cui ci si rivolge.

Non fraintendetemi, le strutture come AIDA o PAS e le tecniche persuasive hanno una loro utilità. Sono strumenti del mestiere, e in certi contesti, soprattutto per obiettivi a breve termine, possono funzionare bene. Nessuno lo nega.

Ma la domanda che mi pongo è: siamo sicuri che il copywriting si riduca solo a questo?

Il rischio, seguendo pedissequamente questi schemi, è di finire in quella che potremmo chiamare la “zona grigia” della scrittura promozionale: testi prevedibili, un po’ tutti uguali, che mancano di calore umano. Un approccio dove l’ossessione per la vendita immediata può creare distanza e diffidenza, facendo sentire le persone come semplici bersagli o numeri statistici. E dove l’empatia dichiarata (“Capisco il tuo problema…”) suona spesso superficiale o costruita.

Osservando, sperimentando e riflettendo su cosa funziona davvero nel tempo, ho iniziato a pensare che c’è un elemento che merita più attenzione: l’empatia che nasce dal proprio vissuto.

Certo, la ricerca di mercato, i dati demografici, l’analisi del target sono elementi fondamentali. Ma i dati ci dicono cosa fanno le persone, non sempre perché lo fanno o come si sentono.

Le esperienze che accumuliamo, le sfide affrontate, i problemi risolti (o non risolti), le gioie, le frustrazioni, le interazioni significative, non sostituiscono la ricerca, ma possono affinare la nostra capacità empatica. Aver provato sulla nostra pelle emozioni simili a quelle del nostro interlocutore (la preoccupazione per una scadenza, la fatica di una scelta, la speranza in un miglioramento) ci permette di intuire il nucleo emotivo del suo bisogno.

Ricordiamoci sempre che anche noi siamo acquirenti e clienti… e sappiamo bene quanto ci darebbe fastidio essere presi in giro, ancora peggio essere considerati target.

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Pubblicato da Luigi Iannoccaro

Copywriter, consulente di marketing strategico, titolare dell'azienda Media Branding, appassionato di lettura e di open source.

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