Molti imprenditori oggi si pongono la stessa domanda: perché è così difficile trovare persone valide con cui lavorare?
Per trovare una risposta, dobbiamo fare un passo indietro e osservare come è cambiato il significato stesso del lavoro.
Tempo fa, il mondo professionale si fondava su un patto chiaro. Le grandi fabbriche, la banca locale, persino la bottega storica, offrivano molto più di uno stipendio. Offrivano un’identità e un posto preciso nella società.
L’accordo era semplice, “lavora per noi e noi ti diremo chi sei”.
Il lavoro rappresentava una certezza, un binario su cui la vita poteva scorrere in modo prevedibile. Cambiare impiego era un evento raro, quasi un piccolo trauma. L’azienda era una famiglia allargata che, pur con le sue rigidità, si prendeva cura delle persone.
Quel mondo, però, ha iniziato a scricchiolare per poi rompersi. È accaduto lentamente, spinto dalle crisi economiche, dalla globalizzazione e dall’avvento di nuove tecnologie. La sicurezza esterna, garantita da un contratto a tempo indeterminato, è diventata improvvisamente fragile.
Di fronte a questa instabilità, le persone, soprattutto le nuove generazioni, hanno cominciato a cercare una sicurezza diversa, una sicurezza interna. Il ragionamento è diventato: se il mondo fuori è incerto, l’unico punto fermo che posso costruire sono io stesso, con la mia identità, le mie competenze e i miei valori.
Il lavoro si è così trasformato. Da semplice mezzo per guadagnarsi da vivere, è diventato uno strumento fondamentale per costruire questa nuova identità personale. Oggi, le domande che un giovane si pone di fronte a un’offerta vanno ben oltre la retribuzione. Le vere domande sono altre.
“Questo lavoro, chi mi farà diventare fra due o tre anni?”.
“Mi permetterà di imparare cose nuove e di sentirmi più capace?”
“Mi lascerà il tempo e le energie per coltivare la mia vita privata e le mie passioni?”
“Mi farà sentire parte di un progetto che ha un senso, in linea con ciò in cui credo?”
Ecco perché un’offerta basata solo sul denaro oggi risulta debole. Un impiego che non arricchisce l’identità, ma la svilisce con mansioni ripetitive, mancanza di fiducia o un ambiente di lavoro negativo, viene vissuto come una minaccia personale.
Siamo passati da un’identità definita dall’azienda a un’identità creata dall’individuo. Questo cambiamento modifica completamente le regole del gioco per chiunque voglia attrarre e trattenere persone di talento.
Comprendere queste dinamiche è fondamentale non solo per trovare i collaboratori giusti, ma anche per costruire un’azienda più solida e attrattiva sul mercato.
Luigi Iannoccaro
Marketer strategico – Copywriter
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