Sunk Cost Bias e il coraggio di rompere le catene con il passato

Oggi desidero condividere con te una storia che mi ha insegnato una lezione importante. Si tratta della mia esperienza universitaria e di come ho imparato a gestire il concetto di “costo irrecuperabile“, una distorsione cognitiva di cui ti parlerò ampiamente più avanti.

Ero uno studente universitario come molti altri, un po’ più grande degli altri colleghi perché avevo già frequentato la facoltà di Teologia e conseguito il diploma in filosofia. Avevo optato per un corso di laurea che inizialmente sembrava interessante, giurisprudenza, ma col passare del tempo ho realizzato che non era esattamente ciò che desideravo fare nella vita.

Tuttavia, per essere breve, per un lungo periodo non ho avuto il coraggio di abbandonare gli studi universitari, perché in questi avevo già investito molto tempo, energie e denaro.

Durante quel periodo, ricordo che la rabbia e la delusione prendevano il sopravvento. Ogni giorno mi svegliavo con un senso crescente di frustrazione, sapendo di trovarmi in una situazione che non mi rendeva felice. Studiavo senza entusiasmo, intrappolato in un circolo vizioso di disagio e insoddisfazione. Nonostante i miei sforzi, la sensazione di smarrimento cresceva sempre di più, lasciandomi imprigionato in un labirinto di emozioni negative.

Poi, un giorno, ho realizzato che con la mia inerzia stavo solo peggiorando le cose. Ho cominciato a provare una sorta di repulsione verso lo studio e ho capito che dovevo fare qualcosa.

Così, ho preso una decisione coraggiosa: ho lasciato l’università e ho iniziato a dedicarmi a qualcosa di completamente diverso.

Lasciare l’università è stato un momento estremamente difficile. Mi sono trovato di fronte a una serie di sfide emotive e mentali che hanno reso la decisione ancora più complessa.

Innanzitutto, c’era la paura dell’ignoto. Abbandonare l’ambiente accademico significava lasciare alle spalle la sicurezza e la familiarità di ciò che conoscevo per affrontare un futuro incerto e sconosciuto. Era spaventoso pensare a cosa sarebbe successo dopo, senza avere un piano definito o una chiara direzione da seguire.

Inoltre, c’era la pressione sociale. Sentivo il peso delle aspettative, anche se non espresse, della famiglia, degli amici e della società nel suo complesso. E questo mi faceva sentire ancora più isolato e insicuro nella mia decisione. Mi preoccupava molto deludere le persone intorno a me, che avevano investito denaro e fatto sacrifici perché potessi studiare.

Un’altra ragione della difficoltà è stato il senso di colpa. Avevo investito tanto tempo, denaro ed energie nel percorso universitario e lasciarlo sembrava un fallimento personale.

E poi c’era il confronto sociale. Guardare gli altri continuare gli studi universitari mentre io lasciavo mi faceva sentire fuori posto e diverso dagli altri. Avevo paura di essere giudicato o considerato un fallito, e questo ha aggiunto ulteriore pressione alla mia decisione.

Nonostante ciò, nel momento in cui ho preso la decisione, mi sono sentito libero e a mio agio.

All’età di 28 anni, le mie passioni sopite iniziavano piano piano ad emergere e i miei sogni a prendere forma.

Oltre all’informatica, iniziai a dedicarmi al marketing, un interesse che non ho più abbandonato e che è diventata la mia professione. E dopo 20 anni di studi e di esperienze in questo ambito, sono ancora qui a scriverne e a parlarne.

Ora facciamo un po’ di analisi su questa mia esperienza pregressa.

Ho raccontato questa storia per dire che il “male” di cui ero affetto ha un nome e nessuno ne è immune. Si chiama Sunk Cost Bias o fallacia del costo irrecuperabile.

Si tratta di un fenomeno psicologico che ti spinge ad attribuire un valore eccessivo alle risorse che hai già investito in una determinata attività e, proprio per questo, ti spinge a continuare ad investire anche quando farlo non è più né razionale né vantaggioso.

In situazioni del genere ci si sente come se fossimo intrappolati nel passato, incapaci di prendere decisioni basate sulle circostanze attuali e future.

Questo bias può influenzare molti aspetti della tua vita, con intensità diverse.

Per capirci, ti descrivo un po’ di situazioni tipo.

Devi finire di leggere un libro, anche se non ti piace perché lo hai iniziato e lo hai pagato troppo.

Continui a comprare gratti e vinci per cercare di recuperare i soldi persi.

Continui una relazione sentimentale tormentata, solo perché state insieme da tanto tempo e non riesci a superare i tuoi ostacoli mentali.

Continui a coltivare un hobby che non ti piace più, solo perché hai già speso soldi per i materiali.

Continui a lavorare in un’azienda dove non ti trovi più bene, solo perché ricopri quella posizione da anni e non riesci ad uscire dalla tua comfort zone.

Sei un imprenditore che ha investito tantissime risorse in un progetto e, nonostante i segnali di flop, continui a riversare soldi nell’iniziativa solo perché non vuoi perdere l’investimento fatto.

Ancora, un imprenditore potrebbe continuare una partnership o una collaborazione con un’altra azienda nonostante non sia più vantaggiosa, solo perché ha già investito risorse nella sua creazione e manutenzione nel corso del tempo.

Nonostante i segnali indichino che il modello di business attuale non sia più sostenibile o efficace, un imprenditore potrebbe continuare a perseguirlo solo perché ha già investito risorse considerevoli nella sua implementazione e sviluppo.

E potrei continuare all’infinito…

Quello che mi preme dire è che questa distorsione cognitiva, che accomuna tutti gli esempi fatti, ti spinge a prendere irrimediabilmente decisioni irrazionali e quindi ad entrare in un circolo vizioso che tutto livella e avvilisce.

La chiave di volta per uscire dall’empasse è guardare al futuro invece che al passato. Va valutata ogni decisione in base alle prospettive future, anziché ai costi irrecuperabili passati.

Personalmente, il consiglio che do a tutti è di non indugiare sulle cose che non funzionano e di avere il coraggio di tagliare al più presto senza tentennamenti.

Alla prossima. 🙂

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Pubblicato da Luigi Iannoccaro

Copywriter, consulente di marketing strategico, titolare dell'azienda Media Branding, appassionato di lettura e di open source.

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