Lezioni da un tacchino per innovare il tuo business

Si dice che l’imprenditore, che abbia la capacità di anticipare i cambiamenti e adattarsi rapidamente, sia un uomo di successo.

Ed è vero.

Jeff Bezos, ad esempio, ha anticipato l’importanza del commercio online quando era ancora agli albori. Ha iniziato con la vendita di libri per poi espandersi in ogni settore del retail. La sua capacità di adattarsi rapidamente e di reinvestire i profitti nell’azienda ha permesso ad Amazon di diventare un colosso del commercio elettronico.

Reed Hastings ha anticipato il passaggio dal noleggio fisico di DVD allo streaming online, e la sua capacità di adattamento ha permesso a Netflix di dominare l’industria dell’intrattenimento domestico.

Elon Musk ha rivoluzionato l’industria automobilistica con Tesla, rendendo i veicoli elettrici desiderabili. La sua abilità nel comprendere le tendenze future e nel realizzare innovazioni concrete, ha posto Tesla come leader nell’industria automobilistica, dimostrando l’importanza di una visione a lungo termine.

Nonostante questa evidenza, devo constatare che molti imprenditori cadono, spesso in modo involontario, in una trappola cognitiva nota come il “problema del tacchino induttivista“.

Questo concetto, apparentemente semplice, nasconde profonde implicazioni nella gestione aziendale e merita un’analisi approfondita.

Il concetto del tacchino induttivista

Il filosofo Bertrand Russell introdusse questa metafora per illustrare i limiti del ragionamento induttivo.

Vabbe’.

Non mi sembra il caso di di approfondire oltremodo questo concetto dal punto di vista filosofico.

Anzi, sai che faccio?

Vi racconto una storiella.

C’era una volta un tacchino che viveva in un allevamento.

Questo tacchino decise di formarsi una visione del mondo basata sulla scienza, proprio come i filosofi positivisti del Circolo di Vienna.

Fin dal primo giorno, notò che alle 9 del mattino gli veniva sempre dato da mangiare.

Osservava con attenzione e annotava diligentemente i suoi dati, costruendo una robusta teoria basata su prove empiriche.

Era un tacchino attento e non voleva trarre conclusioni affrettate.

Così continuò a osservare per giorni e giorni: il mercoledì e il giovedì, nei giorni caldi e in quelli freddi, con il sole o con la pioggia.

Ogni giorno aggiungeva un’osservazione nuova alla sua lista, fino a quando asserì la sua conclusione:

“Mi danno sempre da mangiare alle 9 del mattino”.

Si convinse di aver scoperto una legge naturale immutabile, ma, alla vigilia di Natale, scoprì che si sbagliava di grosso.

Quella mattina, invece di essere nutrito, venne sgozzato.

Povero tacchino…

Nel contesto imprenditoriale, il “problema del tacchino induttivista” è un problema serio!

Molti imprenditori, soprattutto di piccole imprese, tendono a basare le loro strategie e decisioni su pattern consolidati e su ciò che ha funzionato in passato.

Questo approccio può sembrare prudente, ma nasconde rischi significativi.

Ne elenco alcuni.

Guardare solo al passato fa perdere di vista il futuro. Il mercato cambia, i clienti cambiano, e gli imprenditori devono stare al passo.

Se funziona, perché cambiarlo?” è un pensiero pericoloso. Può farci ignorare nuove idee o tecnologie che potrebbero migliorare il nostro business.

Come il tacchino che non si aspetta il Natale, le aziende possono essere colte di sorpresa da eventi mai visti prima (Chi ha detto pandemie?). Bisogna essere preparati all’inaspettato.

Attaccarsi troppo a ciò che ha funzionato in passato può farci perdere nuove occasioni. A volte, per crescere, bisogna osare e esplorare nuove strade.

E via dicendo…

Ora, le sfide che i titolari di piccole imprese si trovano ad affrontare sono tante e possono essere esacerbate dall’approccio induttivista.

Si pensi al posizionamento del brand e di come sia diventato difficile mantenerlo efficace in un mercato sempre più saturo e in rapida evoluzione. Si, perché non basta essere posizionati, ma questo posizionamento va continuamente “rinfrescato”! Il mercato è dinamico e ciò che valeva ieri potrebbe non essere più rilevante domani.

Stesso discorso vale per l’acquisizione di nuovi clienti e il mantenimento di quelli esistenti. il mercato cambia continuamente e le varie strategie adottate diventano obsolete in un batter d’occhio.

Per evitare le trappole del ragionamento induttivo limitato, gli imprenditori dovrebbero adottare un approccio più proattivo e critico.

Cioè?

Ok, ve lo dico.

Per approccio proattivo e critico intendo:

  • Incoraggiare un ambiente di lavoro che valorizzi nuove idee e approcci.
  • Allocare risorse per la sperimentazione e lo sviluppo di nuovi prodotti o servizi.
  • Rimanere aggiornati sulle tendenze tecnologiche e di mercato emergenti.
  • Investire nella formazione continua per sé e per il proprio team.
  • Rivedere regolarmente i processi aziendali per identificare aree di miglioramento.
  • Implementare sistemi di feedback per valutare l’efficacia delle pratiche correnti.
  • Esplorare nuovi mercati e segmenti di clientela per ridurre la dipendenza da un singolo flusso di entrate.
  • Implementare strategie di gestione del rischio che considerino scenari improbabili ma ad alto impatto.
  • Mantenere una riserva finanziaria per affrontare cambiamenti imprevisti del mercato.

Gli imprenditori che riusciranno a integrare questi principi nella loro cultura aziendale non solo sopravviveranno, ma prospereranno, trasformando le sfide in opportunità di crescita e innovazione.

Alla prossima! 🙂

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Pubblicato da Luigi Iannoccaro

Copywriter, consulente di marketing strategico, titolare dell'azienda Media Branding, appassionato di lettura e di open source.

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